Intervista alla poetessa Mimoza Sali




L’arte come ricchezza universale: intervista alla poetessa Mimoza Sali
Il Giornale "Di tutti i colori"
Vincitrice del primo premio per “Le poetesse della diaspora” in Kosovo nell’anno 2009, oltreché di altri considerevoli riconoscimenti in Italia, Mimoza Sali ci ha concesso un’intervista sulla sua mirabile esperienza di poetessa fra due terre piene di fascino e suggestioni: l’Albania e l’Italia, luoghi che in versi sprigionano atmosfere malinconiche, ardenti, abbacinanti.
Quando e perché ha scritto la sua prima poesia? Che cosa ha provato durante la sua elaborazione?
Ho iniziato a scrivere le prime poesie sul lungo mare, in una calda giornata d’estate, nella mia città natale, Durres, piena di vita. Ho incontrato la Musa a 16 anni, nelle vesti di un ammaliante ragazzo moro, che incoscientemente mi ha suggerito la mia prima composizione: “Per te”. Era un dialogo con quel viso incantevole, il cui sguardo, nella mia fulgida immaginazione, si scioglieva nei miei occhi al rumore delle onde danzanti.
In "Lekura e Gjarprit" troviamo le sue poesie in lingua italiana, albanese e inglese. In quale lingua le giunge l'ispirazione? E in quale lingua le è più spontaneo scrivere?
Partecipando a diversi eventi culturali internazionali e all’estero, come il Festival Internazionale della Poesia a Struga, in Macedonia, a cui ho partecipato recentemente, si è presentata la necessità di redigere il mio libro in tre lingue. Non decido mai in quale lingua scrivere: dipende dalle emozioni e dal contesto, ma mi accade frequentemente di scrivere in italiano, seppure l’albanese sia la mia lingua madre.
Perché ha scelto il titolo "La pelle del serpente" per la sua ultima raccolta di poesie?
Ho voluto creare un contrasto fra un simbolo dell’insinuazione maligna e diabolica quale è la pelle del serpente, che rievoca i ricordi ormai lontani, dell’infanzia scalfita dal pesante marchio della dittatura, e la luce, la vita, la meraviglia dell’esistenza che ho cercato di far emergere nella mia poesia.
Nella tua raccolta vi è una poesia che parla del Kossovo. Perché hai deciso di parlare di questa terra, travagliata e oppressa da una storia di indipendenze negate?
La poesia dedicata al Kossovo è il frutto di un’emozione fortissima che ho avuto la fortuna di provare durante il Festival delle poetesse albanesi a Vushtrri, la città più antica del Kossovo. Ho avuto la fortuna di conoscere I confratelli kossovari da vicino,di assaporare la loro ospitalità,di ammirare quella terra meravigliosa il cui popolo ha dovuto versare tanto sangue per raggiungere l’indipendenza.
Quanto sono legate le tue poesie, le atmosfere e le sensazioni che descrivi alla tua città natale, Durres? In quali aspetti della tua poesia è possibile riconoscere i tratti dell'Albania e la tua condizione di migrante?
Le poesie dedicate alla mia città natale rispecchiano la nostalgia continua che mi accompagna nella mia quotidianità, rievocano quelle passeggiate al lungo mare, mentre il sole splendeva: erano una medicina dell’anima. Sono molto fiera delle mie radici più antiche del Balcano, ma anche di essere oggi cittadina italiana. L’arte è un messaggio cosmico, una ricchezza universale.
Da Ornella Darova, studentessa al liceo di Asti, per Il Giornale di tutti i colori